CARLA SAUTTO MALFATTO
 
Farfalle e Scorpioni
racconti
 
Este Edition, 2015
 
 
Questi quindici racconti, di cui undici premiati, sono delicati come ali di farfalla o pungenti come scorpioni, densi di vicende e di personaggi delineati attraverso indagini psicologiche e ritmi espositivi molteplici. L'escalation narrativa che vi domina prende spunto dal quotidiano per sfociare in tematiche articolate e inattese, in cui realtà e surrealità di parole forgiano subitanee immagini e allegorie esistenziali, talvolta inquietanti. Nulla va dato per scontato: tra le pagine si aggirano "straniamenti" e si affacciano colpi di scena, alcuni destabilizzanti, felice esito dell'inesauribile labor limae dell'autrice.
 

In copertina e all'interno, riproduzione di opere d'arte di Carla Sautto Malfatto

 

P R E M I

"FARFALLE E SCORPIONI"

 

PREMIO FINALISTA CON MEDAGLIA DEL COMUNE

XXX Concorso Letterario "Città di Fucecchio" - Fucecchio (FI) 2015

 

MENZIONE D'ONORE

Concorso Letterario Internazionale "Prato: un tessuto di cultura" - Prato 2016

 

PREMIO SPECIALE

Concorso Internazionale "Locanda del Doge"- Rovigo 2016

 

SESTO POSTO

XX Concorso Internazionale "Il Saggio-Città di Eboli"- Eboli 2016 (SA)

(ritira per Sautto, Flavia Falcone, tra Cosma Alessandrini, Presidente Giuria, e il Cav. Giuseppe Barra, Presidente Centro Culturale Studi Storici di Eboli) 

 
 

PRESENTAZIONI

 

Carla Sautto Malfatto 

presenta

Farfalle e Scorpioni

presso

 

 

Casa della Cultura

Via del Lavoro, 2 - Tresigallo (FE)

Venerdì 17 aprile 2015 - ore 21.00

Dialoga con l'Autrice: Maria Gloria Panizza

Letture a cura di Gian Filippo Scabbia

Accompagnamento musicale di Roberto Berveglieri

 

 

Museo "La Tratta"

Via Goito, 4 - Copparo (FE)

Venerdì 8 maggio 2015 - ore 21.00

Dialoga con l'Autrice: Patrizia Lucchini

Letture a cura di Gian Filippo Scabbia

Accompagnamento musicale di Roberto Berveglieri

 

 

Biblioteca Comunale Ariostea

Via Scienze, 17 - Ferrara

Sala Agnelli - Mercoledì 20 maggio 2015 - ore 17.00

Relatori: Riccardo Roversi, Gianna Vancini

Letture di Riccardo Roversi, Carla Sautto, Gianna Vancini

 

 

Aspettando il tè letterario

Oratorio di San Benedetto - Ferrara

lunedì 22 febbraio 2016 ore 16.00

Dialoga con l'Autrice: Gianna Vancini

Letture: dell'Autrice e dei presenti

 

 

Biblioteca Comunale Bassani

Via G. Grosoli, 42 - loc.Barco - Ferrara

Auditorium- martedì 15 marzo 2016 ore 17.00

Dialoga con l'Autrice: Maria Gloria Panizza

Letture a cura di Gian Filippo Scabbia

 

 

Palazzo Bonacossi

Via Cisterna del Follo, 5 - Ferrara

Sala Conferenze- giovedì 7 aprile 2016 ore 17.00

Dialoga con l'Autrice: Maria Gloria Panizza

Letture a cura di Gian Filippo Scabbia

Accompagnamento musicale di Roberto Berveglieri

 

 

RECENSIONE

 

Carla Sautto Malfatto, Farfalle e Scorpioni (Este Edition, 2015)

 

 

FARFALLE E SCORPIONI, LA NARRATRICE CARLA SAUTTO MALFATTO

 

Recensione di Emilio Diedo

 

 

Finalmente – ne valeva davvero la pena! – anche Carla Sautto Malfatto ha inteso portare in mano al pubblico fruitore di libri un assaggio, solo un piccolo tassello, della sua creatività di narratrice e di figurativa.

Nello specifico, sono proposti una quindicina di racconti, solo una piccola cernita fra i tanti bellissimi, pregevoli del suo repertorio, ed appena sette – copertina e prima patella incluse – tra le altrettanto meritorie, qualitativamente e quantitativamente, opere di pittura.

Ma, in campo letterario, è doveroso far sapere che l’autrice vi si dedica, mossa da autentica passione ed intensa verve, con apertura a tutto tondo, essendo anche ottima poetessa e all’occorrenza valida saggista. Ambiti che, nessuno escluso, le hanno procurato esiti più che lusinghieri. Ottenendo riconoscimenti a iosa. Lo evidenzia la nota curricolare nella seconda aletta: quest’opera prima ha anche l’encomiante, simbolico significato del festeggiamento della sua centesima affermazione artistica. Una vera soddisfazione, al di là del varo di questa stessa pubblicazione. Appare persino superfluo dire che sia, questo, un raggruppamento inclusivo di buona parte di opere premiate, letterarie e figurative. Non poteva che essere così. Inevitabilmente. Un centinaio di premi non possono non riguardare pressoché la globalità dell’operato d’un autore, per quanto ampia possa esserne la produzione.

La raccolta, oltre alla dedica, di natura domestica, in prima pagina, cita ad esergo un azzeccatissimo dialogo tratto da un brano dialogico del giornalista-scrittore nonché sceneggiatore Carlos Ruiz Zafón, spagnolo di nascita (Barcellona, 25.09.1964), ora residente a Los Angeles. La sostanza dell’epigrafe è che ogni libro rispecchia l’Io di chi lo scrive, ma – lo si può evincere implicitamente – anche di chi lo legga.

Intanto, come primo spunto, è il caso di dire che la narrazione d’insieme è valorizzata da un ampio, pregevole metaforeggiare. Il linguaggio, in genere, che risulta sì raffinato e perfettamente calibrato, in strettissima attinenza ai concetti del periodare, è una certificazione d’eccellenza.

Nonostante un contesto narrativo tematicamente vario, purtuttavia non scevro di coerenza di stile, di metodo, d’affabulanti spunti originali nonché di note di vivacità, Carla Sautto ha preferito darne struttura in base ad un’impostazione di fondo consequenziale. Di modo che esordisce con un Prologo e termina con un Epilogo. Scegliendo cioè per l’uno e per l’altro due autonomi racconti, logicamente ad inizio e in chiusura.

Posso pensare anche che la quindicina di racconti, diversificato insieme del libro, non siano stati collocati casualmente. Agevolmente si deduce che, partendo dai basilari valori, prioritari e fondanti, della localizzazione geografica ed etnografica – cfr. Cappellacci alla zucca – per cui i luoghi assurgono a primi veri protagonisti del narrato – le terre del Po ed i suoi agresti dintorni ferraresi, dove l’eclettica autrice da sempre vive, cfr. Io e il fiume –, sono proposti argomenti via via più generici, che a poco a poco smuovono la tipicità topografica – idro-geografica, floro-faunistica nonché antropomorfa, in particolare culinaria –, fino a farla divenire, e quasi senza che il lettore se ne accorga, insignificante tematica. Il filo congiuntivo viene così ad avere un definitivo ordito affatto introspettivo. Talché le iniziali coordinate, che indelebilmente fissano il plateau della fiction, in un itinerario che si avviluppa frenetico nella tendenza all’esclusione delle medesime coordinate d’origine – ne è anticipata la precisazione fin dall’inizio, nella noterella in calce a p. 5 –, s’espandono poi in icone dall‘indubbia doppia natura etica e psicologica: cfr. (Mettere il titolo)La baby-sitterL’abete di destraLa spazzolinaChe differenza faLa collezione d’insettiSandraIl tempo delle piccole cose. Ecco che la ben determinata e determinante realtà – tale da far avvertire, nell’icastica lettura, il concreto stazionamento dei propri piedi per terra – riserva emozioni dirompenti, con animali ed addirittura mere vite uterine – cfr. Naviganti – che, nella tenuta esplicativa d’un sovrano io-narrante, diventano autori di loro singolari, quanto improbabili ma avvincenti, diari. Risaltano isole-non-isole – in quanto contesti d’un unico ensemble, ben concepito nella sua evolvente trama – d’elevata quintessenza, vere lodi all’Uomo, predestinata creatura tra le creature ed espansione allo stesso Creatore e alla Natura nuda e cruda, intesa quale mezzo di vita e di continuità – cfr. La testa; ancora NavigantiLa promessaL’ultima occasione d’un gatto penitente che comunque riconosce la forza dell’umana presenza e la sua necessità di sottomissione ad essa; come pure Sandra; ed Il tempo delle piccole cose; nonché la terrificante testimonianza che perviene da Una stretta di mano, in cui il male risulta essere compressa sintesi nel dna dell’individuale esistenza.

Farfalle e Scorpioni è titolo plastico che rimarca esattamente un’ossimorica scrittura. Agglutina ma nel contempo contrappone la diafana, aggraziata delicatezza dell’esile volo dell’esistere alla riprovevole, pungente bruttezza, intesa nel suo doppio senso, morale e fisico. Antitesi volta alla coscienza che la doppiezza contribuisce a rendere l’esaustività delle vicende, avventure o disavventure, che supportano il vivere quotidiano.

Dunque la raccolta della nostra scrittrice trasforma in ‘bellezza’ le aneddotiche dell’umano vivere e convivere. È ponendo in primo piano la filosofia dell’esistere, focus d’una metafora, e nel contempo allegoria, che il raccontare assorbe materiale dovizioso d’allettanti baluginii scritturali, carico d’acchitali misteri, d’itineranti sorprese e finanche d’inattese conclusioni. Esperimentando, alla fin fine, l’unitaria consapevolezza dell’autrice, in primis, e del lettore, di conseguenza, si trova anche conferma alla surriferita versione del succitato esergo: il libro appartiene all’autrice ma poi diventa patrimonio del lettore. Altrimenti, in extenso, potrebbe essere affermato che ‘fare arte’ e di conserva ‘interpretare l’arte’ siano un univoco flusso d’estetica chiarezza, la cui portata, demarcantesi specialmente nella gittata qualitativa, sta in un giudizio obiettivo assoluto, oggettivo piuttosto che soggettivo: il bello è bello perché indice d’assiomatica bellezza.

È pure implicitamente chiaro che Carla Sautto, oltreché conscia del concetto del bello, sia altresì e, nella sua singolarità, eloquentemente capace d’esprimerlo al meglio. Lo attestano i risultati ottenuti sul campo.

Significativo, esatto riscontro di quanto ora asserito sul piano stilematico che la riguarda si rileva invariabilmente, per intensità di metafora e per bravura tecnica, nelle foto riproduttive delle sue opere d’arte visiva. Tecnica qui ancora più in risalto rispetto alla scrittura, proprio per l’ovvia difficoltà che tale disciplina in sé richiede. In proposito si considerino: la già citata Farfalla e scorpione, in prima di copertina; Mi esprimo, nella prima aletta; Ecco che s’anima…, p. 4; Si raccoglie quel che si semina (?), p. 6; La mia fantasia, p. 122; Voli d’arte, p. 124; La mano del destino, p. 126.

Riproduzione d’opere che, rispetto alla contestuale narrativa, esprimono forza psicologica pura, avvalendosi d’una stratosferica metafora che, nell’espressione pittorica non può altro che avere massimo significato di allegoria. Allegoria alta, elevata, naturalmente.

È solo un peccato che, a parte le due di copertina, le immagini siano godute dal fruitore in bianco e nero.

 

Marzo 2015 – pubblicata su asinorossoferrara.blogspot e su literary.it

 
 
 

RECENSIONE

 

Carla Sautto Malfatto, Farfalle e Scopioni (Este Edition, 2015)

 

 

IL SURREALE NELLA VITA DI OGNI GIORNO

 

Recensione di Giorgia Pizzirani

 

 

Non occorre scivolare sempre fuori dalla realtà per cogliere i suoi aspetti più visionari; il mondo reale è ricco di sfumature di ogni tonalità che occorre solo cogliere in modo originale e personale. È quello che fa la ferrarese Carla Sautto Malfatto, alla sua prima raccolta di racconti, intitolata “Farfalle e Scorpioni” (Este Edition, 2015).

Già vincitrice di vari premi per la sua attività di scrittrice e pittrice – tra cui Targa d’Argento della Presidenza della Camera dei Deputati per la poesia, Medaglia del Senato per la narrativa – , l’autrice racchiude in questi quindici racconti, la maggior parte dei quali già premiati, un equilibrio dinamico tra storie delicate come farfalle e pungenti come scorpioni, soggetti che l’autrice descrive anche nelle illustrazioni.

Disturbanti, dissonanti, sorprendenti e delicati nella componente surrealistica che si mescola a quella della vita di ogni giorno, le sue sono storie piccole come sassolini su strade senza fine, o grandi come massi rotolati su piccoli sentieri di campagna. Che siano bambine condannate a un mondo di adulti grigi che non prestano loro attenzione, o donne mature e stanche di una vita trascinata, senza più aspettative; vecchie nonne strettamente chiuse in retaggi regionali al pari dei loro capelli serrati nelle crocchie severe, o madri coraggio che sfidano la malattia delle figlie, la prima persona che l’autrice adotta non è mai sciupata, anzi al loro servizio completo. Surreale e severa nei suoi accostamenti, riesce a cambiare voce adattandola ai soggetti delle storie che scrive – spesso femminili –, a viverle attraverso i suoi occhi e il suo ritmo narrativo dinamico ma mai di frettoloso. In questi mondi rarefatti eppure così ricchi di concretezza albergano anche oggetti che diventano spesso prolungamento materiale di un’idea o abitudine: la spazzola da toeletta, gli insetti uccisi e rinchiusi in una teca per farne collezione, l’abete tagliato con perizia chirurgica, i cappellacci di zucca simbolo di «ferraresità» e di rivincita contro un mondo che cammina troppo in fretta, senza direzione.

Una realtà mai veramente adeguata alle aspettative, quella che descrive l’autrice; né ai desideri di queste persone della porta accanto, schiacciate da imposizioni esterne o non accettati. Situazioni quotidiane, pagine ingiallite di un vecchio libro dimenticato o la noia dell’assenza di una svolta; la paura della perdita o l’indignazione di fronte al nuovo che avanza calciando malamente via l’esperienza; una vita scandita al ritmo incolore di obblighi e compiti meccanici o situazioni da affrontare nella contingenza, nel “dovere” che tutto mangia senza nutrire di rimando.

Una umanità spesso dolente e imprigionata in difetti, mancanze o sfortune, che cerca coraggiosamente di superare ogni limite che una situazione personale, il tempo o l’età anagrafica vogliono imporre: i momenti di serenità o gioia restano in una penombra che in fondo basterebbe molto poco per fare dileguare; un gesto in più di consapevolezza o di interesse reale, una parola cordiale o un colpo di reni per uscire da qualsiasi empasse, per trasportare un punto di arrivo al punto di partenza immobile e perfetto, una bolla temporale incastonata in un dipinto quale è il Prologo del libro (“Io e il fiume – Cronache dalla golena”), personale e intimista.

I protagonisti raccontano la propria storia lasciando sempre qualcosa di non detto o inespresso, quasi fosse compito del lettore venire a capo di quel filo sfuggito ai ferri che lavorano indefessi un nuovo maglione. Provati ma non rassegnati, sono bussole impazzite o incerte sulla direzione da prendere. Spesso tenaci nel loro desiderio di convincere (e convincersi) della propria versione dei fatti, la loro storia scivola via tra le dita lasciando, anche alla fine del racconto, un nuovo filo spuntare da quel maglione che porta il lettore a pensare a come la storia continuerà.

Questo grazie all’abilità narrativa che restituisce dignità a ognuno di essi, provando empatia nei loro confronti, riconoscendosi nelle piccole abitudini e manie e difetti di ogni giorno, in cui compaiono lampi di luce, convincendo il lettore a provarne altrettanta. Puntuale, meticolosa e attenta a ogni dettaglio che inserisce con minuzia accompagnando il lettore: come un’attenta bambina cura la sua casa delle bambole, subito pronta a dare il giro di molla a un carillon fermo da tempo.

 

11 aprile 2015 – pubblicata su ferrararaitalia.it

 

 

 

RECENSIONE

 

Carla Sautto Malfatto, Farfalle e Scopioni (Este Edition, 2015)

 

 

RACCONTI TRA PSYCHÉ E APOCALISSE

 

Recensione di Athos Tromboni

 

 

Per l'antica Grecia le farfalle (psyché) erano la manifestazione corporea degli spiriti (elfi, geni, amorini); e per la Bibbia lo scorpione è un simbolo della potenza demoniaca (Giovanni evangelista, l'Apocalisse). L'analisi dei 15 racconti che compongono il libro della Sautto Malfatto non può prescindere da questo riferimento alla simbologia. La bellezza (farfalla) e la perdizione (scorpione), il bene e il male, l'ironia cinica e la supplica del sofferente, appaiono di volta in volta, racconto dopo racconto, con un crescendo che da "Cappellacci alla zucca", posto in apertura del libro, a "Una stretta di mano", ultimo racconto del volume, si fa sempre più coinvolgente. Qual è la scrittrice migliore? Quella del primo racconto o l'ultima? Quella della farfalla o dello scorpione? Il lettore saprà scoprirlo da solo. Qui basti dire che si tratta di un'ottima antologia dove l'elemento portante viene affidato a volte alla suspense dell'attesa come in "Mettere il titolo", oppure alla logica glaciale della bambina di "La spazzolina" ben più profonda del medio-pensiero degli adulti che la circondano (il papà, la zia, la nonna defunta), oppure ancora all'ironia noire da riverbero gotico che emerge nella citata "Stretta di mano".

La sintassi della Sautto Malfatto è asciutta, essenziale come un verso di poesia ermetica, frasi che grondano significati «... La sento, mia madre, con quella percezione che non ha bisogno degli umani sensi, avvolgente, protettiva, calda. Non mi è possibile separarmi da lei. Una parte di me la reclama ancora...» e nello stile narrativo, quando non addirittura nei contenuti, fa venire in mente la prosodia della Margaret Mazzantini, se proprio si volesse trovare un riflesso nella narrativa contemporanea: non certo in senso imitativo, ma per quel retrogusto sapido che rimane in bocca al lettore. Carla Sautto Malfatto (Ferrara, 1954) è scrittrice, poetessa, pittrice. Il suo libro di racconti è illustrato da fotografie di suoi dipinti. Ha conseguito numerosi premi in concorsi nazionali ed internazionali nelle tre discipline, tra cui la Targa d'argento della Presidenza della Camera dei Deputati per la Poesia, la Medaglia del Senato per la narrativa, il premio "Terme di Salsomaggiore 2002" per la pittura. Quest'anno, alla soglia del suo centesimo riconoscimento, ha pubblicato il suo primo libro di racconti. Tutta la sua complessa e articolata attività artistica è consultabile nel suo sito www.carlasautto.it

 

17 aprile 2015 – pubblicato su gliamicidellamusica.net